sabato 5 maggio 2012

Illusione dei contemplativi.

"Gli uomini d'alto livello si distinguono dagli inferiori per il fatto che vedono e ascoltano indicibilmente di più, per il fatto che vedono e ascoltano pensando - questo appunto differenzia l'uomo dall'animale e gli animali superiori da quelli inferiori. Una sempre maggiore pienezza ha il mondo per colui che cresce fino ad attingere le vette dell'umanità; sempre più spesso gli vien gettata l'esca dell'interesse; in continuo sviluppo è la quantità dei suoi stimoli e così pure quella dei suoi modi di godere e di soffrire - l'uomo superiore diventa al tempo stesso sempre più felice e più infelice. Ma in tutto ciò gli resta fedele compagna un'illusione: crede di essere posto come spettatore e ascoltatore dinanzi al grande spettacolo visivo e sonoro che è la vita; chiama la sua natura contemplativa e, ciò facendo, si lascia sfuggire che è lui stesso il vero poeta e l'inesausto poeta della vita - e che, se anche si distingue indubbiamente molto dall'attore di questo dramma, il cosiddetto uomo d'azione, ancora più si distingue da un mero osservatore e un semplice ospite d'onore davanti alla scena. A lui come poeta è certamente propria la vis contemplativa e  lo sguardo retrospettivo sulla sua opera, ma al tempo stesso gli è propria innanzitutto la vis creativa, che manca all'uomo d'azione, a onta di quel che possono affermare l'apparenza e l'opinione comune. Siamo noi, i pensanti-senzienti, a fare realmente e continuamente qualcosa che ancora non esiste: tutto il mondo, che sempre crescerà, di valutazioni, colori, pesi, prospettive, scale, affermazioni e negazioni. Questo poema da noi inventato è continuamente assimilato nell'apprendimento e nell'esercizio, tradotto in carne e realtà, anzi in quotidianità, dai cosiddetti uomini pratici (i nostri attori, come si è detto). Ciò che soltanto ha valore nel mondo attuale, non è che lo abbia in se stesso, secondo la sua natura - la natura è sempre priva di valore: il fatto è invece che questo valore gli è stato dato, donato una volta, e fummo noi a dare e donare! Soltanto noi abbiamo creato il mondo che in qualche modo interessa gli uomini! - Ma appunto questa consapevolezza ci fa difetto e se anche per un momento riusciamo a coglierla, subito dopo torniamo a dimenticarla: disconosciamo la nostra forza migliore e valutiamo noi stessi, i contemplativi, a un livello più basso - non siamo né così superbi né così felici come potremmo essere".

(F. W. Nietzsche)

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