"Il gusto dell'arte è niente in confronto alle inquietudini del cuore. E ogni artista è un uomo, un individuo che occorre anche vegliare e coltivare. L'uomo è forse un semplice procedimento per l'opera dell'artista. L'arte è impotente a rendere le sfumature di queste situazioni e tutte le sottigliezze delle loro influenze.
L'artista non deve, con sacra autorità, credersi tanto al di sopra degli altri. Il senso della creazione è sì qualcosa, ma non tutto. Un uomo molto mediocre, o persino assolutamente incapace di sentire la bellezza, può benissimo rivelare aspetti molto nobili ed elevati della coscienza. Certo, bisogna benedire il Cielo per averci fatto vivere in un mondo dove Beethoven e il dio dell'arte hanno disseminato la vita, e soprattutto inorgoglirsi di comprenderla; ma io trovo profondamente egoista e meschina la sofferenza tutta personale di coloro che per questo motivo vorrebbero primeggiare.
Il mondo è popolato di parlatori intrepidi e blasfemi, ma fanno del male solo a se stessi. Il vero danno, l'autentica tortura è per me lo spettacolo dell'imporsi di una falsa autorità. Ce l'ho con tutti quelli che per il loro credito, la loro posizione, l'autorità di una parola indebitamente acquisita, aprono gli animi semplici alle prime gioie del bene o della bellezza. Ce l'ho con tutti quello che sotto le volte delle nostre chiese levano clamori malsani intorno al bene; con chi martirizza il genio; con chi infine, nel campo della coscienza, falsifica e corrompe il senso naturale della verità. Questi sono i veri colpevoli. Questo è il male da esorcizzare".
(O. Redon)
venerdì 27 gennaio 2012
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